
Dopo averci accolto nel suo mondo fatto di carta, poesia e visione, Monica Dal Molin – anima creativa di Incartesimi – torna a raccontarsi con la naturalezza di chi vive la bellezza come scelta quotidiana.
Il viaggio continua tra fiori di carta giganti che sembrano respirare luce e sogni, con lo sguardo rivolto al futuro ma anche verso una dimensione più intima.
Il mio intento, ogni volta che creo questi ponti tra le artiste che stimo e te che mi leggi, è offrire uno sguardo dall’interno, un punto di vista che vada oltre la superficie delle cose.
Immagino queste interviste come piccoli ponti tra il mondo creativo dell’artista e il tuo sguardo curioso, tra ciò che appare e ciò che spesso resta invisibile.
Se fossimo a teatro, non parlerei neppure del “dietro le quinte”: andrei oltre, nel camerino.
Lì, mentre l’artista si strucca davanti allo specchio, il suo riflesso rivela insieme la donna e il personaggio. È in quel momento fragile e vero che nasce la mia curiosità: capire chi c’è dietro l’opera, dietro la bellezza.

Con Monica è accaduto proprio questo: nei primi due incontri ci ha mostrato la forza della rinascita, la potenza della consapevolezza e l’eleganza di chi sceglie ogni giorno la propria autenticità.
Ora ci accompagna in un nuovo tratto del suo viaggio: quello che guarda al futuro, con la gentilezza che la distingue e uno sguardo autenticamente visionario che la rende unica.
La visione di Monica Dal Molin: tra bellezza e responsabilità

Se dovessi raccontare Incartesimi con tre aggettivi, quali sceglieresti…e perché?
Avvenente: per il suo intento di ricercare e manifestare bellezza, fascino e meraviglia, proponendo progetti creativi e ispiratori
Visionario: per la forte immaginazione e capacità innovativa, in grado di percepire idee che vanno oltre il presente, rielaborando il passato e anticipando il futuro
Autentico: per la congruenza tra pensieri, parole e azioni, che trasforma la vulnerabilità che ne scaturisce in un punto di forza verso l’equilibrio nella propria verità.

Hai detto che ” la bellezza è una forza sulla quale fare leva”. E’ una frase che sento molto vicina anche al mio modo di creare: quanto questa visione ha guidato le tue scelte? E che relazione vedi oggi tra bellezza e arte?
Premessa: considero la Bellezza un’energia che come ogni altra attrai o respingi in base a ciò che sei, a quanto e a come sei predisposto a coglierla.
Parlarne serve relativamente perché è come un’onda sottile che quando arriva e ti attraversa o ti porta con sé (e non ha bisogno di tante spiegazioni), oppure non ti dice niente e ti proietta altrove, almeno finché non si presenta in qualche nuova forma.
Quel che so è che coltivare quella che risuona in te e circondarsene rinforza la salute fisica, mentale e spirituale, stimola l’intelligenza e la creatività, arriva a trasformarsi in est-etica, perché ciò che è bello è strettamente legato a ciò che è buono e giusto.
Per quanto mi riguarda guida ogni mia scelta non solo perché domina nei miei valori e risuona tra le mie capacità ma perché se vivo senza a me manca proprio l’aria, non respiro, mi spengo inesorabilmente quindi diciamo che ho cercato di elevare una questione non tanto di vizio quanto di sopravvivenza, a virtù.
Dopo decenni di sacrifici (intesi come sacrum facere) oggi posso dire che sento di esserci riuscita e che ne è assolutamente valsa la pena, nonostante il prezzo da pagare sia tuttora molto alto. Ma cosa di davvero bello si può ricevere e apprezzare nella vita, senza metterci prima il giusto impegno e la relativa fatica?
La relazione tra bellezza e arte ritengo sia un argomento che va approfondito in separata sede; vi entrano in gioco ruoli e aspetti delicati, strettamente legati ai diversi scopi di chi si muove all’interno del settore, dove per la mia esperienza purtroppo molto spesso si formano dinamiche che trovo a dir poco discutibili, motivo per cui ho scelto di rimanere un’artigian(im)a.
Rete al femminile: centratura e consapevolezza

Il tuo lavoro ti porta a dialogare spesso con realtà femminili: secondo te quanto oggi siamo davvero capaci di fare rete tra donne con intenti comuni? E cosa significa per te “fare squadra tra simili”, nella pratica quotidiana?
Alla prima domanda rispondo: ancora molto poco. Assicuro che c’ho creduto con tutta me stessa e nel mio piccolo ho tentato di fare rete al femminile per anni, investendo molto sia in termini professionali che personali.
Quello che ho imparato dopo una serie di delusioni, fallimenti e disillusioni – non vuol dire che debba essere così per tutti, io in certi aspetti ero molto ingenua e sprovveduta – è l’importanza di sapersi muovere in modo guardingo e selettivo.
Sono certa ci si arriverà prima o poi, non ci sono alternative, ma vedo ancora lungo il tratto di strada che ogni donna è chiamata a fare individualmente per comprendere chi davvero è e cosa vuole prima di iniziare a condividere questi proverbiali “intenti comuni”, che di fatto poi racchiudono finalità contrastanti tra loro. Quando te ne rendi conto spesso crolla il palco, e chi c’è sopra rischia di farsi male.
Per il momento “fare squadra tra simili” nella mia pratica quotidiana significa circondarmi di poche ma fidate persone che concordano su come agire nella vita professionale e personale (che considero aspetti inscindibili) ma anche ad esempio fare quello che stiamo facendo io e te ora: riconoscersi, stimarsi, mettere sul piatto le proprie capacità e competenze nel piacere di condividere ciò di cui non si diventa mai sazi, scambiando ricette per gustare e diffondere ricette sane e nutrienti.

Hai parlato in passato anche di mentoring, un concetto che si lega strettamente al tema della condivisione e della rete. Che valore ha per te oggi? E come immagini che si possa coltivare tra artiste ed artigiane?
Un valore grandissimo. Ma riallacciandomi a quanto appena detto, si tratta di qualcosa che richiede consapevolezza, chiarezza e rispetto.
Attualmente ritengo ci sia un gran proliferare di titoli, metodi e corsi che – in buona fede o meno – offrono degli strumenti che risultano magari utili a sciogliere alcuni nodi ma poco efficaci ad innescare i veri cambiamenti di cui il periodo storico che stiamo attraversando necessita.
Lo dico perché in vent’anni ne ho sperimentati innumerevoli e ho disperso molte risorse prima di incontrare chi davvero sa guidare con integrità e coerenza.
Motivo per cui ora sto cercando di metabolizzare tutto nel miglior modo possibile, prendendomi il tempo che ancora serve al mio personale processo ma augurandomi di dar presto vita all’ambizioso progetto che vedo da sempre all’orizzonte ed ha l’obiettivo di propormi come mentor per chi si sente dentro un viaggio simile al mio, e desidera essere accompagnato o condividere qualche tratto.
Mi piacerebbe davvero facilitare altri viandanti scambiando il meglio di quel che fin qui ho assimilato ed elaborato. Del resto, il fine di ogni fiore è diventare frutto e poi donare al mondo i propri semi, giusto?
Fiori di carta giganti: nuove fioriture per Incartesimi

Se ti va, ci lasci con uno sguardo al futuro? C’è un’idea, un progetto o anche solo un desiderio che ti accompagna in questo momento?
Ovviamente!
O che vita sterile diventa quella in cui si smette di desiderare e di impegnarsi ogni giorno per evolvere in qualcosa di nuovo?
In questo 2026 voglio innanzitutto riuscire a terminare il restyling del sito, sia per valorizzare i bei progetti portati a termine negli ultimi anni, sia per proporre i servizi che stiamo ampliando e rinnovando (in particolare il noleggio dei fiori giganti, i kit fai da te ed altre prestazioni) ottimizzando il tanto fatto finora.
Andrà un po’ per le lunghe visto che nel contempo c’è di mezzo il trasloco del laboratorio, ma siamo entusiasti all’idea di avere poi 270 m2 in cui poter spaziare!
L’intenzione infatti è anche quella di iniziare a testare, con un gruppo selezionato, alcune delle proposte che lancerò poi nel 2027, on line ed in presenza.
Al momento è presto per dire nello specifico di cosa si tratta, ma posso anticipare che le proposte vertono intorno agli argomenti trattati in questa intervista e ne approfitto per dire che se qualcuna/o fosse interessata, è invitata/o a inviarmi la sua candidatura: sarebbe un vero piacere iniziare a creare un gruppo di persone che si riconoscono e vogliono passeggiare insieme nello stesso giardino.
Grazie Monica per il tuo tempo e per la tua testimonianza
Grazie a te Concetta per avermi dato l’opportunità di ripercorrere e raccontare il mio avventuroso viaggio, per avermi posto domande mai banali e molto stimolanti, per aver accolto con disponibilità ed entusiasmo tutto ciò che sono e desidero esprimere.
Non è mai scontato trovare terreni fertili perciò ciò che ci auguro è che questi semi riescano a mettere radici e far germogliare in noi e in tutte/i coloro che ci leggeranno un’amorevole fiducia verso l’enorme potenziale nascosto che è giunto il tempo di far fiorire nel mondo.
Bellezza sia sempre dentro e intorno.

Cosa possiamo imparare da Monica
Attraverso questo percorso, Monica Dal Molin ci ricorda che la vera creatività non nasce dal desiderio di stupire, ma da quello di ascoltare la materia finché diventa voce.
I suoi fiori di carta giganti non sono solo decorazioni: sono meditazioni sulla bellezza, sulla pazienza e sull’atto del fiorire ogni giorno, nonostante tutto.
Il dono che ci lascia è una lezione semplice e preziosa: coltivare la propria autenticità come si coltiva un giardino. Prendersi cura di ciò che cresce lentamente, credere che anche un foglio piegato con intenzione può trasformarsi in forma, respiro, emozione.
Nel suo mondo fatto di carta e luce, ogni fiore è una promessa: quella che anche noi, se scegliamo di farlo, possiamo fiorire nella nostra verità più piena.
E forse è proprio questo il dono più grande di Monica: ricordarci che la bellezza non è mai solo da guardare, ma da vivere, ogni giorno.

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