
I fiori di carta giganti non sono semplici decorazioni: sono sogni sospesi che prendono forma, petali che sfidano la gravità e trasformano ogni spazio in un giardino incantato capace di stupire e commuovere.
Dietro a ogni fiore di carta gigante c’è un mondo fatto di pazienza, sensibilità e visione: un universo che non tutti conoscono ma che riesce a parlare direttamente al cuore.
A guidarci in questo viaggio, che sono sicura saprà sorprenderti, sarà Monica dal Molin, anima creativa di Incartesimi.
La sua storia è una testimonianza viva di come, anche in età adulta, sia possibile reiventarsi e seguire la propria essenza senza compromessi.

Mi piace immaginare Monica, come una guida gentile, una sorta di Virgilio, capace di condurci tra petali e visioni.
Attraverso il suo racconto non ci svela soltanto i segreti della sua arte, ma ci mostra anche come coltivare il proprio talento con coraggio, gentilezza e grinta possa rendere unico ogni percorso artistico.
Quello che stai per leggere è il primo di tre articoli dedicati al mondo di Incartesimi e alla sua protagonista.
In questo primo capitolo scopriremo le radici del progetto, conosceremo più da vicino Monica, il suo legame profondo con la carta e la natura, e il valore di concedersi il tempo di ascoltare davvero la propria voce interiore.
Il suo invito è chiaro: lasciarci trasportare in un mondo di creatività autentica, dove ogni fiore racconta una storia e ogni scelta artistica rivela l’anima di chi la compie.
Prima di iniziare desidero ringraziare Monica per il tempo che ha dedicato a questa intervista e per le parole ricche di significato che ha scelto di condividere con noi.
Chi è Monica Dal Molin e come nasce Incartesimi

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Natura, carta, alta sensibilità: chi è Monica Dal Molin e come nasce Incartesimi ?
Sono nata e tuttora vivo a Bassano del GR. (VI), classe 1972.
Giusto per continuare a giocare con le parole, mi piace definirmi un’artigianima, che credo possa far ben cogliere l’intento e l’essenza del mio fare.
Incartesimi nasce nel 2012 come desiderio di rendere tangibile la visione del giardino che sin da bambina mi porto dentro, soprattutto attraverso i fiori di carta, giganti ma non solo.
Fiori che vedo come l’apice della bellezza della Natura e amo cercare di riprodurre in primis con la carta, materiale che studio e manipolo da decenni ritenendolo il più straordinario che tutti abbiamo a disposizione.
Dopo la laurea, per oltre un decennio ho collaborato come operatrice dei Beni Culturali in varie biblioteche e nel contempo con una storica stamperia della mia cittá, le Grafiche Tassotti, imparando molto dal settore della carta decorativa.
L’avventura con Incartesimi è poi germogliata nel 2011-12 con la scelta di ripartire con qualcosa di mio dopo le due ravvicinate gravidanze; iniziata con delle prestazioni occasionali, sbocciata nel 2015 aprendo P.IVA e fiorita nel 2018 quando ho fondato con Claudio Cerato (dal 2002 prima compagno, poi marito e ora anche socio) la CDM Srls, società con cui portiamo avanti questo mestiere.
Claudio ha anche un’altra attività nel commercio, ma la sua presenza è da sempre fondamentale sotto ogni aspetto e sono infinitamente grata per la fiducia, il rispetto e il supporto reciproco che sappiamo continuare a donarci, superando insieme le tante sfide che la vita comporta.

I tuoi fiori sono eleganti, potenti ma mai eccessivi: hanno quella grazia rara che colpisce anche nella loro essenzialità. Come è nata l’idea di lavorare su questa scala e cosa cercavi, o hai trovato, in questa forma di espressione?
Grazie per restituirmi queste belle parole, sono una carezza che regala gioia.
Riguardo la scala sono costantemente attratta da tutto ciò che invita a cambiare prospettiva. La diversità per me è un enorme valore in ogni ambito, perché a saperla comprendere e trasmutare apre molteplici opportunità.
Negli anni ho sperimentato tante cose tra cui anche le piccole dimensioni ( per un po’ ho creato modellini e vari oggetti in miniatura) ma poi nel 2011 sono rimasta folgorata dai fiori giganti e ho scelto di dedicarmi a loro.
Diciamo che esploro, ma non cerco molto. Almeno per me non funziona così con ciò che porta ai veri cambiamenti: le idee gironzolano cercando qualcuno sufficientemente aperto, libero e in grado di dargli spazio e forma.
Probabilmente io lo ero e lo sono tuttora, perché non hanno ancora smesso di arrivare e abitarmi.
Quello che ho trovato, nel coraggio di seguire l’intuito e avere la forza di ri-mettermi in gioco ( non ero esattamente una giovane alle prime armi e i fiori di carta giganti al tempo erano quasi sconosciuti) è stato coltivare l’espressione che più mi risuona e somiglia.

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In un’intervista raccontavi di aver appunto intrapreso questo percorso a 40 anni lasciando che esperienza e consapevolezza facessero il loro corso. Quanto conta, secondo te, concedersi il tempo per arrivare a riconoscere davvero la propria direzione?
Conta molto: non si può arrivare lontano se non si è compreso nel profondo chi si è, cosa si vuole, come e con chi si sceglie di muoversi nel viaggio di scoperta di sé stessi e dei propri talenti.
Ciò non significa restare con le mani in mano aspettando che giunga chissà quale illuminazione: attraversare i territori che ci attraggono e incuriosiscono è necessario per formare una propria mappa, ma per capire quale sia la direzione giusta serve darsi tempo, avere costanza e altrettanta pazienza.
A qualcuno magari capita di averla chiara fin da subito ( sempre che non sia frutto di false percezioni o condizionamenti esterni), personalmente mi ci sono voluti 20 anni e ancora oggi ritengo sia un percorso che non finisce mai e muta costantemente.
Quindi per come lo vivo io si tratta più che altro di camminare svegli e vigili all’interno di un personale percorso a spirale, che lungo ogni giro, a lavorarci, ti porta ad un livello diverso di difficoltà, esperienze e conseguenti nuove consapevolezze.
Fiori di carta giganti: il processo creativo di Monica Dal Molin

Come nasce un fiore di carta per Incartesimi ?C’è più progettazione o più intuito? Più tecnica o più immaginazione?
Direi un insieme di questo e anche di molto altro, dipende dai casi.
A volte nasce dalla spinta di tentare di ricreare l’incanto che vivo contemplando un fiore in natura, a volte arriva dalle richieste dei clienti che spesso hanno esigenze insolite e originali, a volte giunge insieme alla suggestione che mi coglie vedendo o ascoltando cose che apparentemente sembrano avere poco a che fare con il mio lavoro.
Per quanto mi riguarda agisco seguendo l’intuito, raramente mi concentro sulla progettazione. Butto giù qualche schizzo giusto per fissare forma e dimensioni ma poi passo subito a carta, forbici e colla, nell’urgenza di arrivare il prima possibile a capire che effetto restituisce e che livello di dettaglio cerco e riesco a raggiungere.
Manipolando questi materiali e strumenti da oltre 20 anni e avendo dimestichezza con decine di tecniche che nel tempo ho sperimentato e messo a punto (adattandole al mio modo di fare) posso dire che il più delle volte è buona la prima e riesco a godermi il risultato senza troppi sforzi.
Non sempre questo risulta un vantaggio perché pecco ancora molto nel riuscire a schematizzare il processo e a renderlo pratico e snello per chi collabora con me. Ma ci sto lavorando da tempo e finalmente inizio ad assaporare i risultati anche di questo obiettivo.

C’è un gesto che ami particolarmente nel tuo lavoro, un momento del processo creativo che senti come “tuo”?
Certo: senza ombra di dubbio è il momento in cui l’ispirazione trova concretezza nella materia.
Quello in cui da un foglio, ma anche da qualsiasi altro materiale adatto a supportarla, l’idea prende forma e vita grazie all’immaginazione che percepisco scendere dalla testa, attraversarmi il cuore e arrivare alle mie mani.
Vederle sperimentare, trovare soluzioni, inventarsi modi nuovi di muoversi per avvicinarsi alla visione che ho dentro è qualcosa che ogni volta non solo mi meraviglia ma mi commuove, perché ne esce puntualmente qualcosa di diverso dall’irraggiungibile perfezione a cui aspiro, ma altrettanto unico.
Soprattutto estremamente vero, tangibile, come lo è la gioia che riesce a generare ogni ispirazione e creazione.
Spiritualizzare la materia è un atto di una potenza inaudita e a cui nessuno dovrebbe mai rinunciare, qualsiasi sia il modo in cui viene spontaneo farlo.

Cosa ci insegna Monica Dal Molin
Il percorso di Monica Dal Molin ci insegna che la passione, la volontà e la dedizione non sono semplici strumenti: sono vere e proprie chiavi capaci di aprire porte, superare ostacoli e trasformare i sogni in realtà tangibili.
Reinventarsi artisticamente, anche in età adulta, è una sfida che richiede coraggio, ma è proprio attraverso quest’audacia che possiamo esprimere la nostra essenza più autentica.
Questo primo incontro con Monica ci offre uno spunto prezioso: ogni persona che si trova ad un bivio, che sente di non essere pienamente realizzata, può trarre ispirazione dalla forza di chi ha saputo seguire il proprio talento senza compromessi.
Nel prossimo appuntamento con Monica continueremo a esplorare le sfide più profonde del suo cammino, la crescita del suo progetto artistico, Incartesimi e il modo in cui affrontare le proprie ombre può trasformarci in artiste e donne più consapevoli e realizzate.

La seconda parte dell’intervista a Monica Dal Molin è online.
Se ti va di entrare subito nel suo racconto, luminoso, sincero, ricco di sfumature, ti basta cliccare qui sotto.

Grazie mille per questa Inter e incontro di anime. C’è sempre bisogno di leggere parole che nutrono l’anima.
Grazie mille Raffaella perché hai colto uno dei miei valori e cioè quello di poter, nel mio piccolo, condividere la bellezza delle persone creative che incontro nel mio percorso, e magari suscitare in chi legge il desiderio di condividere altre esperienze perché alla fine il mondo se vogliamo possiamo renderlo più bello un piccolo passo alla volta.