Cartapesta: l’arte di Matteo Raciti, evasione tra sogno e realtà
La cartapesta, in questo articolo, assume forme gigantesche e spettacolari, dominando dall’alto le vie della città e trasformando, anche solo per poco tempo, il volto urbano con nuovi colori e suggestioni. Sto parlando dei maestosi carri del Carnevale di Viareggio.
Ma oltre alla magia effimera di queste creazioni, voglio raccontarti la storia di un artista che mi ha colpito profondamente, forse perché condividiamo lo stesso punto di partenza.
Facciamo un passo indietro: conosci davvero il carnevale di Viareggio? E sai perché merita un posto speciale in un blog dedicato alla carta?
Se la risposta è no, o se vuoi scoprire di più su questa festa antica e grandiosa, ti invito a leggere l’articolo. Insieme conosceremo un artista di talento e vedremo come la forza della passione possa trasformare anche i sogni più difficili in realtà.
Buona lettura!
Cartapesta e incanto: il Carnevale di Viareggio, quando la carta diventa magia in movimento
“Qui è ora” maschera in gruppo realizzata da Matteo Raciti Carnevale di Viareggio 2021
Nel corso del tempo questa tradizione si è trasformata fino a raggiungere una svolta importante nel 1925, quando l’artista Antonio D’Arliano rivoluzionò la tecnica della cartapesta introducendo la cosiddetta “carta a calco”, un’innovazione che avrebbe cambiato per sempre l’aspetto dei carri allegorici.
Ma in cosa consiste questa tecnica ? Pur mantenendo le radici nell’antica arte della cartapesta, la “carta a calco” permette di realizzare maschere più leggere e dalle dimensioni monumentali.
Matteo Raciti all’opera con i calchi in gesso
Grazie all’uso di calchi in creta o in gesso, si riduce la quantità di carta necessaria, alleggerendo così le strutture e rendendo possibile la creazione di figure imponenti ma straordinariamente leggere.
Dal 1925 in poi, questa tecnica è diventata la firma distintiva di ogni carro del Carnevale di Viareggio.
Il Carnevale di Viareggio non è solo innovazione artistica: è anche un simbolo di meritocrazia.
Ogni anno i maestri costruttori, nelle varie categorie, si sfidano in una competizione che decreta le migliori maschere e i loro artisti, dando così la possibilità a nuovi talenti di emergere ed affermarsi.
E’ proprio grazie a questa dinamica che Matteo Raciti, l’artista che conosceremo meglio tra poche righe, ha potuto trasformare il suo sogno in realtà.
Matteo Raciti, conosciamo l’artista
Ho il piacere e l’onore di farti conoscere un artista di talento che, con passione, tenacia e un lavoro instancabile, è riuscito a trasformare il suo più grande sogno in realtà: vivere della sua arte.
Chi è Matteo Raciti?
La sua è la storia di un ragazzo siciliano che rincorre un sogno con determinazione assoluta, lo insegue a tal punto da lasciare la sua terra natale per approdare a Pietrasanta, in Toscana, alla ricerca di nuove possibilità e stimoli.
Sin da piccolo, la cartapesta lo affascina profondamente legandolo indissolubilmente alla vita di bottega nei cantieri dove prendono forma i carri allegorici e grotteschi del Carnevale di Acireale.
Quel legame diventa per lui un viaggio, una crescita, uno spartiacque tra il desiderio e la realizzazione. Ed oggi scopriamo come un sogno, se nutrito dalla passione, può davvero prendere vita.
Ma nessuno meglio di lui può raccontarsi. Ti invito allora a immergerti nelle sue parole, nelle sue visioni e nel suo mondo fatto di arte e meraviglia.
Un grazie di cuore a Matteo Raciti per la sua straordinaria disponibilità e per avermi aperto le porte della sua storia.
Sei pronta a sognare?
Il coraggio di un sogno, lasciare tutto per l’arte
La tua storia mi ha profondamente affascinato; lasciare la propria terra, con i suoi legami e affetti più cari, per inseguire un sogno è un’esperienza che molti giovani condividono. Qual è stato il momento, la persona o l’istante in cui hai sentito che dovevi abbandonare la tua terra perché il tuo desiderio di realizzare un carro di carnevale superava ogni legame?
A Viareggio mi hanno condotto una serie di eventi e incontri che, in modo consapevole e inconsapevole, ho cercato con grande determinazione.
Facendo un lungo passo indietro nella memoria, tutto è iniziato grazie al maestro di carri di carnevale con cui lavoravo ad Acireale. Aveva una profonda ammirazione per il Carnevale di Viareggio e spesso portava con sé riviste dedicate, che noi sfogliavamo di nascosto. Quelle pagine alimentavano sogni e desideri, accendendo dentro di me una curiosità sempre più viva.
Qualche tempo dopo, il gemellaggio tra Acireale e Viareggio si rivelò un’opportunità preziosa: l’arrivo ad Acireale di Lebigre e Roger portò con sé il celebre carro con la ballerina “Scusate se ci divertiamo, balla che ti passa” vincitore della prima categoria al carnevale di Viareggio nel 2004.
Quel momento rappresentò una svolta. Mi fece intuire che c’era una possibilità di vivere il carnevale in maniera diversa non solo dal punto di vista estetico e stilistico, ma anche come dimensione artistica e professionale.
Questa mia idea si rafforzò negli anni trasformandosi in un vero e proprio miraggio: arrivare a Viareggio e rendere reale il sogno di fare della mia passione artistica un lavoro, qualcosa che in Sicilia non era possibile concretizzare.
Scultura di Matteo Raciti-Pietrasanta
Grazie alle mie frequenti visite a Viareggio, ho avuto l’opportunità di stringere legami non solo con gli artisti del Carnevale, ma anche scultori e artisti di Pietrasanta. In particolare ho mantenuto una corrispondenza epistolare con Marcello Giorgi.
Dal mio primo incontro con Lebigre e Roger sono passati diversi anni prima che mi trasferissi a Viareggio. Nel frattempo, ho lavorato come modellatore di argilla al Carnevale di Acireale e parallelamente, nel 2015, ho conseguito la laurea in Architettura.
Il conseguimento della laurea mi ha rimesso davanti al mio sogno: far diventare l’arte il mio lavoro. Con questa motivazione profondissima ho, in un certo senso, scelto di lasciare la mia terra e i miei affetti più cari per inseguire il mio più grande desiderio.
Questa decisione mi ha permesso di esprimere la mia arte con libertà straordinaria, entrando in contatto con gli artisti di Viareggio e di Pietrasanta e alzando così il livello artistico del mio lavoro.
Viareggio, con il suo carnevale, non è solo un luogo dove l’arte può prendere vita, ma anche un sistema meritocratico che mi ha dato l’opportunità di vivere della mia passione, trasformando quel sogno lontano in una splendida realtà.
Tra radici e visione: il legame con la Sicilia e il processo creativo
Quanto la tua terra, la Sicilia, è presente nelle tue opere?
Tantissimo, anche se spesso non è evidente, anzi, a volte è nascosto.
A questo proposito mi piace citare un grande fotografo siciliano, Ferdinando Scianna, che nella sua mostra “Sicilia e dintorni” racconta come, in ogni scatto che realizza, persino quando fotografa un luogo lontano come il Giappone, si possa ritrovare un frammento della Sicilia.
Allo stesso modo nelle mie opere sono profondamente radicate le connessione con i primi trenta anni della mia vita vissuti in Sicilia: il mare, la mitologia, la luce, le ombre, il barocco, l’arte sacra ma anche quella popolare, l’opera dei Pupi, il teatro e la tragedia greca.
Le mie creazioni restituiscono una visione intima e personale della Sicilia, fatta di trasformazioni e reinterpretazioni di concetti ed elementi, piuttosto che una rappresentazione della mia terra legata a stereotipi o immagini convenzionali.
Realizzare un carro di Carnevale è un lavoro che chiede mesi di impegno, durante i quali si intrecciano mille attività, dai lavori manuali a quelli organizzativi, artistici e “ingegneristici” ( permettimi questo termine” ). Mi piacerebbe comprendere da dove nascono le tue idee e quanto incide il tuo flusso artistico nella realizzazione del carro.
“Da vicino nessuno è normale” di Matteo Raciti Carnevale di Viareggio 2021
Le mie idee nascono quasi sempre dall’ esperienza vissuta e dalle riflessioni che faccio sulla realtà e sul mondo che ci circonda.
Ogni progetto ha quindi una doppia dimensione: una personale e una sociale. Cerco di intrecciare il mio sentire individuale con ciò che può toccare profondamente la comunità, puntando a creare una forte empatia.
Da quel momento, l’idea prende forma e si materializza in personaggi, elementi e scenografie.
Il mio obiettivo è dare vita a un’ opera che non sia solo un carro, ma un vero e proprio spettacolo corale, capace di coinvolgere non solo la struttura stessa, ma anche le persone che vi prendono parte, trasformando il pensiero iniziale in un evento collettivo ed unico.
Il flusso artistico diventa così il filo conduttore che lega ogni fase del processo: dall’intuizione iniziale fino alla realizzazione finale, attraverso una serie di passaggi artigianali e ingegneristici, tutti indispensabili per dar vita ad un grande progetto unitario.
Il rito della creazione: gesti, ripetizioni nell’arte della cartapesta e l’identità dell’artista
Hai raccontato che di questo lavoro ami il fatto che sia, almeno per quattro mesi, alienante. Questo ti permette di isolarti da un mondo che non sempre ti piace e vivere una realtà fatta di movimenti ripetuti, gesti rituali e sintonia con te stesso. Quali sono i riti ed i gesti che ami particolarmente e che in un certo senso ti accompagnano in tutti i tuoi lavori?
Ci sono piccoli riti che scandiscono la giornata e che ricordano la vita di cantiere.
Ogni mattina appena arrivo in Cittadella, bevo un orzo, fumo una sigaretta e osservo il lavoro in corso. E’ un momento in cui organizzo mentalmente le azioni delle ore successive, assaporandomi attimi di silenzio e tranquillità.
Ma i riti continuano anche con i miei collaboratori: amiamo raccontarci le storie del passato, ridere dei momenti più divertenti vissuti insieme oppure perderci in lunghe conversazioni sui Carri degli anni precedenti soffermandoci su dettagli tecnici quali il colore o i meccanismi di movimento. Sono momenti preziosi di confronto e di crescita.
E poi c’è il rito che amo di più, quello legato alla mia più grande passione: creare. Un rituale fatto di gesti ripetuti, movimenti lenti in cui carta, nastro adesivo e colla si trasformano dando vita a qualcosa di nuovo.
Artista o artigiano? Come si definisce Matteo Raciti?
Questa è una domanda molto complessa. Nel mio lavoro la parte artigianale è fondamentale: credo che arte e artigiano si intreccino e dialoghino costantemente.
Per me essere artista non significa essere una star, piuttosto rappresentare un processo di trasformazione. Nel ruolo dell’artista vedo una missione: mi piace pensare che sia un tramite, un ponte tra la lettura degli eventi e la società. Se l’arte è intesa in questo modo, allora io mi sento proprio quel tramite.
Ma per essere e incarnare questa trasformazione, serve una solida base artigianale. L’esperienza e la vita di bottega ti insegnano a conoscere e selezionare i materiali più adatti ad ogni opera, a rispettare i tempi di lavorazione ripetendo infinite volte gesti che diventano parte della tua quotidianità. Sono proprio queste ripetizioni a trasformarsi nei momenti più cari del mio lavoro.
Questa profonda conoscenza artigianale è ciò che da stabilità e struttura alla mia espressione artistica e creativa.
Cosa sia arte e cosa non lo sia resta un concetto soggettivo, e non sta a me stabilire se il mio lavoro rientri in questa definizione. Ma c’è un pensiero che voglio sottolineare: la forma d’arte a cui appartengo non è inferiore ad altre. Lo dico perché l’arte della cartapesta e il Carnevale nello specifico vengono spesso considerati espressioni artistiche di secondo piano.
Questo pensiero è sicuramente eredità di un paese straordinariamente ricco di arte e cultura, dove i grandi maestri della pittura, scultura e letteratura hanno scritto pagine di storia.
In un contesto così ricco, spesso fatichiamo ad integrare e riconoscere altre forme artistiche, ma ciò non le rende meno significative.
“Opere non opere”, la magia dell’effimero
“I disagi di Gullivwer” opera di Matteo Raciti Carnevale di Viareggio 2020
Legato al concetto che “tutto cambia”, concetto caro e proprio del Carnevale che vede in scena opere meravigliose, lavori di mesi intensi e impegnativi, essere protagoniste per un periodo molto limitato, mi affascina il tuo concetto di “opere non opere”. Vorresti raccontarcelo e spiegarci meglio cosa intendi?
Il concetto di “opere non opere” è un tema che ho approfondito nella mia tesi di laurea ” L’effimero itinerante tra storia, tecnologia e innovazione” .
Per oltre un anno ho lavorato su quello che considero il fulcro della mia ricerca e della mia visione artistica: l’effimero e l’itinerante. Due concetti sono essenziali nel mio lavoro, intrecciati in modo indissolubilmente.
L’effimero nasce dalla natura stessa delle mie opere, che hanno una durata limitata nel tempo e nello spazio.
Nel tempo, perché il Carnevale esiste solo in un periodo ben definito.
Nello spazio, perché durante quel momento la mia opera attraversa la città, trasformandola. Il carro, gli attori che lo animano ed il pubblico che lo vive contribuiscono a modificare lo scenario urbano: in quell’ istante tutto cambia, si trasforma.
Trovo questo concetto molto affascinante: è uno spazio di evasione dalla realtà.
Per me, essere parte di questo cambiamento è fonte di grande felicità.
Sin da bambino, ho vissuto emozioni intense durante le feste di Sant’ Agata o di San Sebastiano nel mio paese: avevo cinque o sei anni, ma già allora sentivo il fascino di quel capovolgimento, di quella metamorfosi temporanea.
E’ un’emozione difficile da definire, ma profondamente radicata, quasi ancestrale. Credo sia legata alle nostre origini pagane, a quel senso di festa e trasformazione che, seppur in parte cancellato, continua a vivere dentro di noi in modo inconscio.
Il legame con le proprie creazioni: l’opera del cuore
“Bel paese volo via” Matteo Raciti
Se dovessi dire quale è la maschera solitaria o il carro che maggiormente ho amato tra le tue opere faccio davvero fatica a scegliere perché sono tutte molto belle e nello stesso tempo intense e connesse ad un sentire comune. Se rivolgessi a te questa domanda avresti un opera preferita alla quale sei particolarmente legato?
Tra le maschere isolate sicuramente “Bel paese volo via” occupa un posto speciale. In essa si intreccia il mio racconto personale cioè la storia di chi lascia la propria terra per inseguire una passione portando con sé emozioni contrastanti: libertà e malinconia, gioia e tristezza. Ma non è solo la mia storia infatti è anche quella di molti amici, che come me, hanno vissuto la mia stessa esperienza.
Per le maschere in gruppo “Da vicino nessuno è normale” è senza dubbio una delle opere a cui sono più legato. Il tema che caratterizza quest’opera è intenso e, allo stesso tempo, è stata una vera sfida portarlo al Carnevale: raccontare la malattia mentale per la prima volta in questo contesto è stato impegnativo. Anche in questo caso il punto di partenza è stata la mia esperienza personale, che mi ha portato a conoscere da vicino questa realtà. Da un lato, quindi, un vissuto profondo e significativo; dall’altro la sfida di tradurlo in arte attraverso il grottesco, la scultura e la creazione di maschere capaci di raccontare tutto questo.
E poi non posso non menzionare il mio primo carro “All you can eat” che ha rappresentato per me un passaggio fondamentale non solo nella mia carriera, ma anche nella mia vita personale.
Percorsi, scelte e sogni futuri
Matteo Raciti con le chiavi dell’Hangar Cittadella del carnevale Viareggio 2023
Guardandoti indietro ci sono passi che non rifaresti o altri che avresti voluto fare prima? Quali sono secondo te le principali caratteristiche che deve avere un artista che vuole intraprendere questo percorso?
Quando sono arrivato a Viareggio temevo di non avere abbastanza tempo. Il mio lavoro è molto impegnativo, non solo da un punto di vista fisico, ma anche e soprattutto mentale: richiede costanza, la capacità di superare ostacoli e, soprattutto di non arrendersi.
Oggi sono felice e soddisfatto di ciò che ho costruito, del mio lavoro e del percorso che ho fatto. Ma se mi guardo indietro, ci sono scelte che avrei voluto fare diversamente: avrei voluto frequentare il liceo artistico, ma ho scelto l’istituto tecnico industriale; sognavo di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti, ma alla fine ho studiato Architettura.
Ho sempre cercato l’arte con tutto me stesso, eppure per molto tempo è rimasta distante. Negli anni, è stata il mio spazio di espressione libera, un percorso da autodidatta. Poi è arrivato il Carnevale, con la vita di bottega, un mondo che oggi, purtroppo non esiste più, e mi ha dato l’opportunità di coltivare questa forma di arte e artigianato.
Sono convinto che ognuno di noi sia il risultato di esperienze, occasioni e del modo in cui sappiamo accoglierle.
Se oggi mi guardo indietro posso dire di essere felice non tanto per ciò che mi è accaduto, ma per il modo in cui ho saputo accoglierlo. Questo lo devo sicuramente a me stesso ma anche alle persone che mi hanno sostenuto: i miei genitori, gli amici, tutti quelli che mi hanno incoraggiato e mi hanno permesso di essere pronto all’appuntamento con il mio destino.
Vuoi raccontarci eventuali progetti futuri a cui tieni particolarmente?
“Oltreilcielo” installazione di Matteo Raciti Ispirata dalle Città Invisibili di Italo Calvino
Voglio continuare a concentrarmi, oltre che sul Carnevale, sulle installazioni scultoree pubbliche, perché sento forte il desiderio di confrontarmi con le persone, guardando all’esterno piuttosto che all’interno, come avviene nelle Gallerie.
Entrando nel dettaglio, a breve consegnerò una scultura ispirata a Le città invisibili di Italo Calvino, in particolare a Bauci, che sarà collocata in Barolo. Inoltre, un nido con un dondolo completamente blu troverà spazio in un bed and breakfast di Firenze.
Proseguirò a dedicarmi al teatro di figura, dove ho in cantiere molti progetti e naturalmente continuerò a dedicarmi alla scultura.
Se dovessi immaginare Matteo Raciti tra dieci anni come e dove lo vedresti?
La mia visione del futuro è a breve termine: progetto anno dopo anno progetto rispettando i miei tempi e la mia passione. La mia vita presente mi soddisfa, amo ciò che faccio e l’unica speranza è quella di stare bene, fisicamente e mentalmente, per poter portare avanti il mio lavoro e condividerlo con le persone a me più care.
Conclusioni
Bozzetto di Matteo Raciti presentato per il Carnevale di Viareggio 2025
Conoscere Matteo Raciti e la sua storia mi ha permesso di cogliere due preziosi insegnamenti:
I sogni, se alimentati dalla passione e dalla determinazione, trovano sempre una strada per realizzarsi. La vita non regala nulla, ma chi sa leggere i segnali e riconoscere le opportunità può trasformare il desiderio in realtà
L’arte è un respiro a due voci: quella dell’artista e quella del mondo che l’accoglie. Se da un lato l’anima creativa può nutrirsi anche in solitudine, è nel confronto e nello scambio che trova il suo spazio di evoluzione più autentico. Un ambiente fertile di stimoli e connessioni permette alla visione artistica di ampliarsi, arricchirsi e prendere nuove forme.
L’arte esiste per creare un dialogo, per raccontare, emozionare e trasformare. E’ un ponte invisibile tra chi la crea e chi l’osserva, un viaggio fatto di suggestioni, riflessioni e rimandi.
Ed è proprio in questo eterno gioco di scambio che l’arte trova il suo senso più profondo.
Grazie Cinzia per le tue parole!
Mi piace andare oltre la superficie, scoprire le storie di artisti talentuosi . Intervistare Matteo è stato davvero emozionante, ripercorrere le tappe che l’hanno portato a realizzare il suo più grande sogno per me ha rappresentato un grande onore.
Grazie Concetta e grazie Matteo
🫶 Una bella intervista per chi vuole approfondire senza rimanere in superficie!
Grazie Cinzia per le tue parole!
Mi piace andare oltre la superficie, scoprire le storie di artisti talentuosi . Intervistare Matteo è stato davvero emozionante, ripercorrere le tappe che l’hanno portato a realizzare il suo più grande sogno per me ha rappresentato un grande onore.